Nov
16
2009
Anche Tursi, come Valsinni, evoca il nome di un poeta: Albino Pierro, contemporaneo, scomparso nel 2005, più volte candidato al premio nobel per la letteratura per le sue poesie in dialetto tursitano. Il Paese,uno dei più antichi della Basilicata, sorge a 20 Km. dalla costa jonica. Le case del centro storico sono costruite una sull’altra su una roccia arenaria come se facessero corona ad un anfiteatro. Dalla Piazza, percorrendo la “petrizze”, antico camminamento circondato dai burroni, si arriva alla Rabatana (da Rabhàdi = borgo), testimonianza dell’insediamento arabo. Nel cuore della Rabatana c’è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, dove, oltre ad affreschi risalenti al XVI secolo, è possibile ammirare un presepe in pietra, realizzato nel XV secolo probabilmente da Altobello Persio. L’emozione di un luogo denso di storia è descritta così da Albino Pierro:
‘A RAVATÈNE (in dialetto Tursitano)
Cchi ci arrivè a la Ravatène
si nghiànete ‘a pitrizze
ca pàrete na schèhe appuntillète
a na timpa sciullète.
Quanne u tempe è sincire
nturne nturne a terre de jaramme
ci ampiite a lu souue cumme u specchie
e quanne se fè notte c’è nu fruscie
de vente ca s’ammuccete ndi fosse
e rivigghiite u cucche e ci fè nasce
nu mère d’èrve.
Pòure cristiène!
Ci durmine cch’i ciucce e cch’i purcèlle
nda chille chèse nivre com’i fòrchie;
e pure mé lle chiàmene ‘biduine’
cc’ amore ca su triste e fèn’a sgrògnue
a piscunète e a lème di curtèlle.
C’è aria fine, alledàvete,
quanne vènete ‘a ’stète;
e nun mpòrte si po’ ci fèn’ ‘a fére
e chiàmene u taùte i cuccu-uèlle:
l’avères’ ‘a viré chille ca fène
i Ravitanése quanne c’è na zite;
vi ndippèrese i ricchie cchi nun sènte
catarre manduline e colp-scure,
scamizze di uagnune e d’urgarìètte
e battarie e trone di tammure.
Ma ié le vògghie bbéne ‘a Ravatène
cc’ amore ca c’è morta mamma méje:
le purtàrene ianca supr’ ‘a sègge
cchi mmè nd’i fasce com’a na Maronne
cc’u Bambinèlle mbrazze.
Chi le sàpete u tempe ch’è passète…
e nun tòrnete ancore a lu pahàzze.
LA RABATANA (traduzione in italiano)
Per arrivarci alla Rabatana
si sale la pitrizze
che sembra una scala addossata
a una timpa in rovina.
Quando il tempo è limpido,
intorno intorno la terra dei burroni
ci lampeggia al sole come lo specchio,
e quando si fa notte c’è un fruscìo
di vento che si nasconde nei fossi
e sveglia il cuculo e ci fa nascere
un mare d’erba.
Poveri cristiani!
Ci dormivano con gli asini e coi maialetti
in quelle case nere come le tane;
e anche ora li chiamano `beduini’
perché sono violenti e fanno a pugni
a sassate e a lame di coltello.
C’è aria fina, lassù,
quando viene l’estate;
e non importa se poi ci fanno la fiera
e chiamano la bara le civette:
dovresti vederlo quello che fanno
i Rabatanèsi quando c’è una sposa;
vi otturereste le orecchie per non sentire
chitarre mandolini e mortaretti
schiamazzo di ragazzi e di organetti
e batterie e tuoni di tamburo.
Ma io voglio bene alla Rabatana
perché c’è morta la mamma mia:
la portarono bianca sopra la sedia
con me nelle fasce come una Madonna
col Barnbinello in braccio.
Chi lo sa il tempo che è passato…
e non ritorna ancora al palazzo.
Nov
14
2009
Il piccolo paese di Valsinni, distante circa 80 Km da Matera, è indissolubilmente legato ai versi e alla triste vicenda umana di Isabella Morra. Figlia del nobile del luogo, fuggito in Francia alla corte di Francesco I per sottrarsi ad un processo, Isabella visse la sua breve vita chiusa nelle mura del castello, lontana per sensibilità e gusti dai suoi stessi fratelli, leggendo i classici e affidando alla poesia i suoi tormenti di donna sola e reclusa. Attese invano il padre; nel 1546, non ancora trentenne, fu barbaramente uccisa dai fratelli dopo aver conosciuto il nobiluomo spagnolo Don Diego Sandoval De Castro, poeta, con il quale si vociferava che avesse una relazione. Lo stesso nobiluomo fu ucciso qualche tempo dopo sempre dai fratelli di Isabella, non si sa se per vendicarne l’onore o per motivi politici, essendo i Morra schierati politicamente con la Francia contro gli spagnoli. La leggenda vuole che lo spirito della giovane e triste poetessa vaghi ancora in quei luoghi e si manifesti a volte ai visitatori.
Il Comune di Valsinni, dominato dal castello dei Morra e addossato al Monte Coppolo, è sede dal 1993 del Parco letterario “Isabella Morra”; d’estate vengono organizzati percorsi guidati per il Paese che sono anche “viaggi emotivi” nella vita e nella storia della giovane poetessa. E’ davvero emozionante seguire la guida-menestrello che nell’atmosfera suggestiva dei vicoli scoscesi rievoca la vita di Isabella ma anche le tradizioni popolari del borgo medioevale. E’ un’esperienza da non perdere!
D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è l’ infelice lito)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.
Contra Fortuna alor spargo querela,
c’ ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.
Nov
12
2009
Il turismo è anche scoperta dei sapori della terra che si visita; la Basilicata ha una cucina tradizionale che utilizza materie prime semplici, ma di grande qualità, da cui nascono ricette gustose e particolari.
I peperoni cruschi, ad esempio, tipici della zona di Senise, nel potentino, sono peperoni rossi seccati al sole (per questo si chiamano cruschi, ma secondo me il nome evoca anche il rumore che fanno quando si mangiano…) che si gustano fritti, da soli o come ingredienti di altre pietanze. In passato venivano serviti nelle cantine accompagnati da biscotti con semi di finocchio. Come friggerli? Il segreto sta nei tempi, perchè se cuociono molto si bruciano. Allora ecco il procedimento: far riscaldare bene l’olio extravergine di oliva in un padellino, toglierlo dal fuoco e versarci dentro i peperoni cruschi interi o a pezzetti, purchè privati dei semi. Dopo qualche minuto scolarli con l’apposito mestolo forato.
Sono ottimi anche accompagnati da uova e salsiccia fresca,o come condimento dei cavatelli insieme alla mollica di pane sbriciolata e fritta.
Nov
09
2009
C’è un’artista materana, restauratrice presso la Sovrintendenza ai Beni culturali, che da anni realizza affreschi su tufo, utilizzando tecniche antiche ed ispirandosi ai numerosi affreschi presenti nelle tante chiese rupestri del territorio materano. Elisa Basile ha passione e talento; ora le sue opere sono in giro per l’Italia, finalmente “in mostra” come si conviene a piccoli gioielli che possono a pieno titolo essere considerati opere d’arte.