Nov 14 2009

Matera e dintorni:Valsinni

Published by amici del turista at 19:00 under Matera e dintorni

Il piccolo paese di Valsinni, distante circa 80 Km da Matera, è indissolubilmente legato ai versi e alla triste vicenda umana di Isabella Morra. Figlia del nobile del luogo, fuggito in Francia alla corte di Francesco I per sottrarsi ad un processo, Isabella visse la sua breve vita chiusa nelle mura del castello, lontana per sensibilità e gusti dai suoi stessi fratelli, leggendo i classici  e affidando alla poesia i suoi tormenti di donna sola e reclusa.  Attese invano il padre; nel 1546, non ancora trentenne,  fu barbaramente uccisa dai fratelli dopo aver conosciuto il nobiluomo spagnolo Don Diego Sandoval De Castro, poeta, con il quale si vociferava che avesse una relazione. Lo stesso nobiluomo fu ucciso qualche tempo dopo sempre dai fratelli di Isabella, non si sa se per vendicarne l’onore o per motivi politici, essendo i Morra schierati politicamente con la Francia contro gli spagnoli. La leggenda vuole che lo spirito della giovane e triste poetessa vaghi ancora in quei luoghi e si manifesti a volte ai visitatori.
Il Comune di Valsinni, dominato dal castello dei Morra e addossato al Monte Coppolo, è sede dal 1993  del Parco letterario “Isabella Morra”; d’estate vengono organizzati percorsi guidati per il Paese che sono anche “viaggi emotivi” nella vita e nella storia della giovane poetessa. E’ davvero emozionante seguire la guida-menestrello che nell’atmosfera suggestiva dei vicoli scoscesi rievoca la vita di Isabella ma anche le tradizioni popolari del borgo medioevale. E’ un’esperienza da non perdere!
 
D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.

Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è l’ infelice lito)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna alor spargo querela,
c’ ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.

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