Mag 06 2008

La Murgia

Published by amici del turista under I luoghi

La murgia materana, il cui termine deriva dal latino murex che significa conchiglia, scoglio, è un altopiano di roccia calcarea - emerso dal mare nel cretaceo superiore - in cui si avvicendano rupi, grotte e pianori; essa è solcata da una profonda fenditura - la gravina - dove scorre il torrente omonimo. Qui l’uomo si è insediato fin dalla preistoria, utilizzando le caverne naturali per le sue necessità abitative e di culto.
Oltre ai resti di villaggi risalenti ad epoca neolitica, si contano numerose chiese rupestri, scavate sui fianchi delle gravine da monaci provenienti prevalentemente dall’Oriente. Eremiti e comunità monastiche hanno ricavato all’interno delle grotte giacigli, scanni, cisterne per l’acqua, stalle per le greggi, spazi liturgici, ornando le pareti con immagini sacre affrescate. I rifugi degli eremiti, piccoli spazi ipogei con un giaciglio e qualche nicchia per appoggiare quanto serviva alla sopravvivenza - si alternano a strutture più complesse, le laure e i cenobi. Le prime sono costituite da una serie di grotte indipendenti collocate nei pressi di una chiesa, unico luogo d’incontro dei monaci. I cenobi, invece, presentano una serie di ambienti comunicanti scavati nella roccia, a volte su diversi livelli, con spazi destinati alla organizzazione della vita comunitaria, come cisterne per la raccolta dell’acqua e pozzi per conservare il cibo. Le tracce degli insediamenti monastici suggeriscono immagini di una vita semplice ed essenziale, dedicata alla preghiera, alla penitenza, al duro lavoro nei campi.
La Murgia è ricca di suggestioni artistiche e naturalistiche: il profumo del timo e del rosmarino, i voli dei corvi e del falco grillaio, i colori dei fiori che spiccano sulla roccia o nella macchia mediterranea fanno da cornice ai silenzi densi di storia delle chiese rupestri.
Oggi questo grande patrimonio è tutelato e gestito dal Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, più semplicemente detto Parco della Murgia Materana. Esso si estende per 6128 ettari, interessando i comuni di Matera e Montescaglioso. L’Ente ha istituito Centri di educazione ambientale che intraprendono valide iniziative per far conoscere - particolarmente ai giovani - la ricchezza di un patrimonio ambientale e storico di grande valore e di forte impatto emotivo.

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Mag 06 2008

I mestieri dimenticati

Published by amici del turista under Le tradizioni

Fino al 1950, data che segna l’abbandono forzato dei Sassi, l’economia materana era prevalentemente agricolo-artigianale. Nei vicinati degli antichi rioni molti artigiani producevano i loro manufatti nelle piccole botteghe o sulla soglia di casa; c’era anche chi offriva la sua opera girando per le strade e annunciandosi con richiami e cantilene, come “‘u cunzapiott” (il ripara-piatti),” ‘u quallarel” (il calderaio). La maggior parte degli uomini si dedicava all’agricoltura e i beni prodotti erano strettamente legati alla necessità di nutrirsi, vestirsi e avere una casa. Le donne tessevano, filavano, curavano la casa e la famiglia, davano una mano nei campi; qualcuna faceva la levatrice o la maga (la masciorr).
‘U cangia strozz (Lo stracciaro)
Era un ambulante che raccoglieva stracci vecchi in cambio di forcine per capelli, lacci da scarpe, giocattoli di poco valore, bottoni. Le pezze vecchie venivano poi trasformate in nuovi filati in laboratori di riciclaggio che avevano sede fuori Matera. Qualcuno barattava con oggetti di bigiotteria anche i capelli che le donne, pettinandosi le lunghe chiome, raccoglievano e conservavano attentamente, infilandoli in una calza o in un sacchetto.
‘U vaccher (Il lattaio ambulante)
Il latte era per alcuni un alimento di lusso; chi poteva e voleva procurarselo o si recava direttamente alla stalla o lo acquistava dall’ambulante - generalmente un pastore - che tutte le mattine passava per le case dei Sassi a vendere il latte appena munto. Poiché non era sterilizzato, causava spesso infezioni se non veniva bollito a lungo.
‘U Panarer ( Il costruttore di panieri e cesti)
Questa attività veniva svolta generalmente dai pastori, in campagna o sulla soglia di casa. La materia prima era costituita dagli steli delle spighe, che venivano raccolti dalle donne dopo la mietitura, privati dell’involucro esterno e lasciati a bagno fino a che potevano essere lavorati, oppure dalle canne o da sottili steli di vimini. La consistenza degli steli variava a seconda dell’uso cui era destinato il cesto, e per la lavorazione veniva adoperato un coltello molto affilato. I cesti, poi, venivano venduti al mercato per poche lire o barattati con altri prodotti.
La masciorr (La Maga)
Era in genere una donna anziana alla quale veniva attribuito il potere di far guarire, ammalare, provocare danni o addirittura la morte. A lei si rivolgevano le persone “affascinate”, cioè vittime del “malocchio” causato dall’invidia, sofferenti per questo di mal di testa o febbre, affinché togliesse loro la “fattura”. La donna recitava preghiere e formule rituali: se durante la recita sbadigliava la persona era “affascinata”, se non sbadigliava, i malesseri dipendevano da altre cause.
‘U Trainyr (Il Carrettiere)
Era il conduttore del traino, un mezzo di trasporto per merci e persone; qualcuno possedeva il mezzo ed era quindi privilegiato rispetto al contadino che doveva affittarlo. Il “trainyr” stabiliva con l’animale, cavallo o mulo, un rapporto molto stretto, preoccupandosi della sua salute come se fosse stato una persona. Un brano del “canto del carrettiere” fa comprendere la durezza di questo lavoro: “Che aria dolce c’è stamattina: mi sono addormentato sul mio traino. Tanto è stato forte il sonno che mi è caduta la frusta di mano” .
‘U Quallarele (Il calderaio)
Batteva il ferro e il rame realizzando oggetti necessari alla vita quotidiana, in particolare pentole di varie dimensioni e destinate a diversi usi: ‘u quallarile” per lessare la pasta, “‘u tiene” per cuocere il sugo, la “sartoscene” per friggere. Il calderaio ricopriva l’interno dei recipienti di rame con uno strato di stagno per evitare che, ossidandosi, rendessero tossici i cibi.

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Apr 30 2008

Le chiese rupestri del circuito urbano

Published by amici del turista under I luoghi

I luoghi di culto presenti sia nel Barisano che nel Caveoso sono coerenti con l’architettura rupestre dei Sassi. Si tratta di chiese o di complessi monastici, veri e propri monumenti ipogei scavati nel tufo; in essi si insediarono monaci provenienti prevalentemente dall’oriente. Per questo i numerosi affreschi che impreziosiscono questi luoghi hanno spesso uno stile simile a quelli bizantini. Una delle più suggestive è la “Madonna dell’Idris”.
All’interno della rupe denominata “Monterrone”, nel Sasso Caveoso, sono ubicate due chiese rupestri tra loro comunicanti attraverso uno stretto cunicolo: la Madonna dell’Idris, la cui facciata è costruita con blocchi di tufo, e san Giovanni in Monterrone, interamente scavata e ricca di affreschi realizzati dal XII al XVII secolo. Non più destinato al culto, questo luogo fu murato e adibito a sepoltura, come testimoniano i numerosi resti umani presenti fino ad alcuni anni fa.

Madonna dell\'Idris

SANTA LUCIA ALLE MALVE
Sul ciglio della gravina, sotto la rupe del Monterrone, è ubicata Santa Lucia alle malve, riconoscibile dai calici con gli occhi raffigurati sulle porte d’accesso. Fu un antico cenobio di monache benedettine, che vi rimasero fino al 1283. La presenza di giacigli, scanni, cisterne, testimoniano la vita semplice del cenobita. Negli affreschi sono evidenti elementi pittorici di fattura orientale e latina.

CONVICINIO DI S.ANTONIO
Un portale sormontato da un arco ad ogiva immette in un cortile su cui si affacciano 4 chiese rupestri: S. Primo, o delle tempe cadute; Sant’Eligio, San Donato e Sant’Antonio abate. Esse costituiscono il complesso monastico denominato convicinio di S. Antonio. Anche qui sono presenti affreschi di notevole pregio. Nel XVII secolo furono adibite a cantine.

 

 

 

 

 

 

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Apr 28 2008

I Sassi

Published by amici del turista under I luoghi

I Sassi, dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’Umanità nel 1993, costituiscono il vecchio nucleo abitativo della città. I due antichi quartieri, che nel duecento erano definiti “rioni pietrosi abitati”, vengono descritti da Carlo Levi come l’immaginario inferno dantesco. Denominati Barisano e Caveoso, essi prendono forma all’interno di due ampie cavità rocciose e si caratterizzano per una incredibile architettura rupestre che, anziché costruire il pieno nel vuoto, scavava il vuoto nel pieno.
Così venivano realizzate grotte artificiali in cui ubicare case, stalle, cantine, chiese - in un primo tempo solo interrate - successivamente arricchite di strutture esterne costruite - in modo da proteggere le abitazioni dal freddo e dal caldo.
In queste povere case, che prendevano aria e luce solo dalla porta, vivevano in promiscuità uomini e bestie.

Sasso barisano

Il paesaggio del Sasso Caveoso, più aspro e primitivo del Barisano, è ricco di suggestioni: nei vicoletti c’è ancora l’eco delle ruote dei traini e degli zoccoli dei muli, che di buon mattino portavano gli uomini al duro lavoro dei campi; nei vicinati, voci di donne che lavoravano chiacchierando, litigando, raccontando storie di uomini e spiriti.
I Sassi furono evacuati per ragioni igienico - sanitarie nel periodo che va dal 1952 al 1960; agli abitanti furono assegnante nuove case appositamente costruite nella periferia della città.
Oggi l’antico e il nuovo si integrano grazie al recupero strutturale di alcune zone: abitazioni ristrutturate di notevole fascino, destinate a vari usi, si alternano a necropoli di epoca barbarica e al nucleo del Rione rimasto intatto, che costituisce il museo demo antropologico.

 

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Apr 24 2008

Amici del Turista e Materacamp

Published by amici del turista under Eventi

Ci siamo anche noi!!!

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